Sono stanco! Non ho voglia di fare niente! Ho bisogno di staccare!
Sono queste le frasi più comuni che sentiamo quotidianamente quando qualcuno non riposa abbastanza o non in modo corretto. La vita di ognuno di noi è costellata d’impegni, preoccupazioni e doveri. Pensiamo ad un uomo in carriera con posizione di responsabilità. Oppure ad una giovane mamma alle prese col rientro al lavoro e l’accudimento del nuovo figlio. Questi sono solo esempi, ognuno di noi può raccontare la propria storia. Il comun denominatore è sempre lo stesso: esaurimento. Sì perché le nostre energie non sono eterne, le nostre pile si scaricano e se non concediamo loro sufficiente ed adeguato riposo, non sono in gradi di ricaricarsi. Le conseguenze le conosciamo bene: stress, ansia, nervosismo, irregolarità intestinale, perdita dell’equilibrio del sonno, ci sentiamo deboli e svogliati, depressi e ci ammaliamo facilmente.
Spesso raggiungiamo dei livelli così profondi di esaurimento che nel momento in cui ci prendiamo un fine settimana per “tirare il fiato” ci ammaliamo puntualmente. Altra cosa molto frequente: siamo così “tirati” che anche se andiamo a dormire presto fatichiamo a prendere sonno o ci svegliamo con una sensazione di pesantezza, specie sugl’occhi.
Cosa possiamo quindi fare, se l’ipotesi di mollare tutto e vivere in vacanza al mare (o montagna) è fuori portata?
Se viaggiamo indietro nel tempo, specialmente in oriente, vi erano saggi convinti che il corpo e la mente fossero strettamente connessi, per cui si potesse andare ad agire sul primo utilizzando la seconda e viceversa. Molti di voi avranno sicuramente, magari in un lontano passato, praticato uno sport, una disciplina o avevano una grande passione: quando si allena il corpo per due ore su di un campo da pallavolo ad esempio, ci si muove, ci si stanca, si suda ed al termine siamo felici, leggeri e dormiremo sonni pesanti per essere freschi come la rugiada l’indomani. Cosa è avvenuto esattamente? Molte sono le risposte, e tutte vere: sudando ci siamo disfatti delle tossine e scorie, che grazie al movimento articolare e muscolare sono arrivate in superficie; allenandoci abbiamo stimolato la respirazione, la circolazione, promosso la tonificazione dell’apparato locomotore, ma anche degli organi interni. Obbligando il nostro corpo in posizione che non fanno parte del nostro quotidiano lavorativo, siamo andati a risvegliare o mobilitare tutta una serie di muscoli e tessuti che altrimenti si atrofizzerebbero. Si potrebbe continuare ancora per molto ma, tra tutti gli effetti che una qualsiasi pratica sportiva dona, ci interessa in maniera particolare cosa avviene alla nostra mente durante quelle due ore. Dal momento stesso in cui abbiamo messo il primo piede in palestra la nostra mente, senza che noi ce ne accorgessimo, ha effettuato un cambio di focus, siamo passati da essere connessi a tutta la nostra vita ad utilizzare ogni nostra energia e spazio mentale esclusivamente per portare avanti l’attività che ci prestiamo a fare. Per tutto l’allenamento la nostre mente rimarrà fissamente concentrata su quella palla da schiacciare, o salvare, sull’esercizio da portare a termine, sull’ascolto del nostro corpo e del nostro respiro, sui nostri limiti e come superarli. Per un lasso di tempo ben definito la nostra mente non ha vagato proponendoci tutti i nostri problemi o le nostre ansie, è rimasta concentrata.
La concentrazione donerà riposo profondo a mente e corpo ogni qualvolta verrà praticata.
Swami Vivekananda
Gli antichi sostenevano infatti che il corretto modo di rilassarsi e recuperare le energie non fosse dormire ma meditare, ovvero concentrare la mente. Mi sto riferendo ad un concetto ampio di meditazione, inteso proprio come focalizzare interamente la nostra attenzione su ciò che stiamo facendo, qualsiasi cosa esse sia. Per scrivere un buon articolo io ho bisogno di concentrarmi, di confinare completamente ogni distrazione per concedere alla mia mente di mantenere il filo del discorso. Se noi trascorriamo una giornata impegnandoci nel nostro lavoro, concentrati, arriviamo a casa sereni e rilassati; stanchi, come lo siamo dopo un allenamento, ma non esauriti. L’esaurimento avviene quando ci trasciniamo nella vita, quando diventiamo degli automi nel vivere il quotidiano.
Quindi è così semplice? Basta concentrarsi mentre lavoriamo dieci ore in cantiere ed a casa i soldi ancora non bastano? Ovviamente no; ma siamo già sulla buona strada se invece di passare dieci ore al tornio pensando ai problemi in famiglia e struggendoci, li passiamo semplicemente lavorando al tornio. Quando torneremo a casa la nostra mente non sarà esausta, ma rilassata e pronta ad affrontare tutti i problemi del caso. Nella pratica poi ci sono modi e tecniche che ci possono aiutare. Ad esempio, molto importante è ritagliarsi un po’ di tempo personale per svagarsi o sfogarsi, ovvero concentrare la nostra mente su qualcosa che non sia così importante o complesso da generare altro stress. Ci tengo a precisare che la televisione, i film o le serie TV non sono il modo corretto, poiché noi ci immedesimiamo nei personaggi e finiamo per soffrire con loro. Senza scordarci che per guardare la TV o lo schermo del tablet/smartphone, siamo letteralmente abbandonati sul divano in posizioni decisamente discutibili per la nostra salute fisica. La migliore ricetta, o forse quella per noi occidentali più accessibile, sembra essere quella di praticare sport o discipline in cui l’attenzione della nostra mente venga posta sull’atto motorio del corpo. Tra queste mi sento di consigliare il Tai Chi, il Qi Gong e lo Yoga. Queste discipline più di altre sono adatte allo scopo di recuperare energia poiché focalizzano la mente nella scoperta del corpo e di come usarlo in piena consapevolezza.
Ricapitolando, per contrastare l’esaurimento psico-fisico bisogna ricaricare le pile dedicando del tempo a concentrare la mente sull’attività motoria del nostro corpo.
Rugiada


